Bottiglia #036 — Raixe di Giorgia Grande: il bianco naturale ligure che vibra nel calice
Raixe, Giorgia Grande: Vermentino, Bosco e Albarola dalle Cinque Terre. Vino naturale. 2000 bottiglie. Quasi introvabile.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale a settimana.
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Liguria • Raixe — Giorgia Grande
Le ultime settimane non sono state facili. Caldo, impegni, Milano che ti risucchia. Avevo bisogno di sentirmi accolta — e così venerdì sera sono uscita con Alice, la mia amica che disegna le illustrazioni di questa newsletter. Con lei si finisce sempre a chiacchierare di tutto, e il tempo passa senza accorgersene.
Siamo andate da Cru, un’enoteca di vini naturali in zona Isola a Milano. Tra le proposte c'era questo bianco ligure, un blend di Vermentino, Bosco e Albarola — e appena l’ho visto non ho avuto dubbi.
Nel calice era tutt’altro che limpido.
Fondo, torbidità, una vitalità visiva che già comunicava qualcosa.
Al naso una riduzione presente e direi anche intensa — che all’inizio occupava tutto lo spazio.
Il vino aveva bisogno di un po’ di tempo per svegliarsi, e io non avevo fretta. Anzi, avevo proprio bisogno di rallentare e aspettare.
Dopo qualche minuto la riduzione si è aperta e il vino ha iniziato a respirare davvero.
Quello che è rimasto era energia pura: stavo bevendo un vino mutevole, vivo. E ho avuto la sensazione di comprendere davvero — quasi a toccare — quello che avevo nel bicchiere, frutto della terra e del lavoro in vigna.
Una vibrazione particolare, difficile da spiegare altrimenti. Uno di quei vini che ti fanno venire voglia di sapere chi c’è dietro.
Dietro c’è Giorgia Grande — produttrice ligure che lavora a Cornice, in provincia di La Spezia, a un passo dall’entroterra delle Cinque Terre, un territorio che ho già raccontato nella bottiglia #027 con Azzurro di Cian du Giorgi.
Giorgia Grande ha iniziato nel 2005 su terreni che appartenevano alla nonna, quasi per caso — ordinò Syrah invece di Merlot per un errore, e da quell’errore è nata la sua identità. Dal 2013 ha abbracciato definitivamente la viticoltura naturale.
Gestisce tutto da sola: vigna, cantina, imbottigliamento. Due soli vini — il Raixe, bianco, e il Saràsirà, Syrah in purezza — per un totale di 2000 bottiglie l’anno. Quando va bene.
Il Raixe nasce da una collaborazione con due ragazzi di Monterosso: uve di Vermentino, Bosco e Albarola da mezzo ettaro di vigne liguri su suoli argillosi e calcarei, a pochi passi dal mare. Raccolta a mano, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, tre giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in acciaio. Non filtrato, non chiarificato.
Sul prezzo, da Cru l’abbiamo pagata 50 euro al tavolo. Online il Raixe si trova tra i 30 e i 35 euro, ma trattandosi di una microproduzione è quasi sempre sold out.
Se la trovate, prendetela senza pensarci ma apritela quando non avete fretta.
LA COSA FIGA DA SAPERE
Bosco e Albarola sono due vitigni autoctoni liguri pressoché sconosciuti fuori dalla regione.
L’Albarola è diffusa soprattutto nelle Cinque Terre e nella zona di La Spezia — acidità alta, profumo delicato, è la spina dorsale di molti bianchi locali.
Il Bosco è ancora più raro e circoscritto: cresce quasi esclusivamente nelle Cinque Terre, dà vini sapidi e minerali con una freschezza tagliente.Insieme al Vermentino — più noto, più aromatico — formano il blend classico delle Cinque Terre DOC. Ma fuori denominazione, come qui, nessuno ti dice le percentuali e le proporzioni cambiano ogni annata.
TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Quando vedi Bosco e Albarola in etichetta, stai bevendo due vitigni che quasi nessuno coltiva fuori dalla Liguria. Non per moda, semplicemente perché crescono lì e basta, da secoli.






