Bottiglia #027 — Azzurro di Cian du Giorgi: il bianco delle Cinque Terre che berrei ancora
Azzurro di Cian du Giorgi, Liguria di Levante IGT: un bianco artigianale da Vermentino, Bosco e Albarola che dà il meglio a tavola.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale settimana.
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Liguria di Levante IGT • Azzurro 2024 — Cián du Giorgi
Sabato scorso ero a Sestri Levante per festeggiare il non-compleanno di un’amica.
Una di quelle giornate che aspetti tutto l’anno: primavera, mare, luce giusta e una tavola piena di cose buone da bere e da mangiare, condivisa con le mie amiche sommelier — quelle con cui puoi parlare di vino per ore… oppure non parlarne affatto. E va benissimo lo stesso.
Infatti di vino ne abbiamo parlato pochissimo. Solo al momento giusto, quando c’era da scegliere cosa bere.
E su questa bottiglia eravamo tutte d’accordo.
A pranzo abbiamo mangiato in un ristorante che vorrei tenere segreto, ma non sarebbe giusto: Articiocca, cantina non convenzionale e cucina ligure fatta come si deve, con piatti veri, di quelli che senti subito essere stati pensati e cucinati davvero dall’inizio alla fine e non semplicemente assemblati e poi fatti pagare come alta cucina.
I plin di Rondanino erano semplicemente strepitosi e già, da soli, un motivo per tornare.
E in mezzo a tutto questo, Azzurro sul tavolo.
Un vino che avevo già bevuto, ma questa volta ho fatto una cosa diversa:
non l’ho degustato, me lo sono proprio goduto.
È un bianco naturale da Vermentino, Bosco e Albarola, Cinque Terre DOC, da vigne vecchie tra i 40 e i 60 anni allevate a pergola bassa, con fermentazione spontanea, affinato tra acciaio e anfora.
Nel bicchiere è luce: un giallo paglierino che vira verso l’oro, con riflessi pieni, primaverili.
Al naso arriva subito la Liguria fatta di agrumi maturi e frutta mediterranea, seguita da una presenza marina costante e da una scia di erbe aromatiche che ti porta dritto su un sentiero sopra Vernazza.
Al palato è avvolgente e fresco, con un’acidità che tiene tutto in tensione, mentre la parte più interessante resta l’equilibrio tra una mineralità precisa e salina e una sensazione tattile che lo rende più incisivo di quanto ci si aspetti.
Chiude pulito, lasciandoti una cosa semplice: la voglia di berne ancora.
A me è piaciuto davvero tanto — se non si era capito.
Anche perché ogni sorso era diverso: più si scaldava, più si apriva, più raccontava sé stesso. È uno di quei vini che non stanno fermi, che cambiano nel bicchiere e che, alla fine, ti fanno fare un piccolo viaggio senza muoverti da tavola.
Ogni anno ne producono circa 1000 bottiglie.
Se ti capita di vedere in giro quell’etichetta azzurra, non pensarci troppo.
Prezzo: siamo sui 35–45 euro in enoteca.
Da Cian du Giorgi il vino si fa ancora “a mano”: dalla raccolta manuale al trasporto delle uve a spalla e su cremagliera tra i terrazzamenti, fino all’arrivo in cantina, dove tutto è pensato per intervenire il meno possibile.
Le fermentazioni sono spontanee, gli additivi assenti, e l’affinamento avviene in diversi contenitori — acciaio, anfora e legno — scelti in base all’annata e all’uva.
I produttori lavorano in sottrazione, con l’obiettivo di una conversione biodinamica e l’idea di raccontare le Cinque Terre senza filtri.
LA COSA FIGA DA SAPERE
Nelle Cinque Terre molte vigne sono allevate a pergola bassa, una forma antica che tiene i grappoli vicini al terreno e aiuta a gestire sole, vento e pendenze in un contesto estremo.TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Non è folklore. È un modo intelligente di coltivare la vite in un posto dove la vigna deve adattarsi alla montagna, al mare e alla fatica umana.
Nelle Cinque Terre il vino non si produce, si strappa alla montagna.
NON AVERE L’ANSIA DI ANALIZZARLO SUBITO
Un vino come Azzurro non va inchiodato al primo sorso. Va lasciato stare un attimo, bevuto mentre mangi, mentre parli, mentre il pranzo prende ritmo.
Perché è proprio lì che dà il meglio: quando si aggancia al cibo, si allarga, si distende e diventa più completo.
Da solo è buono, ma a tavola di più.
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