Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
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VSQ — Metodo Classico Pinot Meunier Dosaggio Zero, 2021 • Ravarini
Era un’occasione speciale e volevamo cominciare con un brindisi. Alla Trattoria La Madia, dopo aver letto la carta dei vini con attenzione, la scelta è ricaduta su una cantina che non conoscevo: Ravarini, uno spumante naturale di Pinot Meunier.
Mi piace andare nei posti che propongono le chicche del territorio, e questa aveva tutta l’aria di esserlo.
Etichetta color sabbia, un disegno di filari, Ravarini viticoltore a Monticelli. metodo classico.
Il retro etichetta riporta:
Vino spumante di qualità, 2021, 32 mesi. Sboccatura febbraio 2025, à la volée, ricolmato con lo stesso vino. Dosaggio zero.
In vigna, lavorazioni manuali, meccaniche e prodotti di sola copertura.
Fermentazione spontanea, non filtrato. Solforosa totale 39 mg/l (che è un valore molto contenuto).
Bottiglie prodotte: 1.081.
Monticelli Brusati è tra le zone più vocate della Franciacorta. Il vino è Pinot Meunier in purezza. Sull’etichetta la parola Franciacorta non c’è perchè il Pinot Meunier non è tra le uve ammesse dal disciplinare, quindi resta fuori dalla denominazione e si presenta come vino spumante di qualità.
Appena versato, i 32 mesi sui lieviti si sentono: arriva al naso un accenno di pasta lievitata, che sparisce dopo un paio di minuti lasciando spazio a mela matura, fieno, miele. Poi arriva l’acidità, e con lei la profondità. Il finale lungo è la cosa che mi è rimasta più impressa. Un dettaglio interessante: ha retto alla grande l’abbinamento con il pomodoro secco e il pannerone.
Per farla breve, il vino è piaciuto a tutti.
La sommelier ci ha raccontato come è nato. Ravarini aveva ordinato barbatelle di Pinot Nero, le ha piantate, dopo si è accorto che erano Meunier, e le ha tenute. Se le barbatelle erano quelle sbagliate, l’errore è stato fortunato: perchè il vino è fatto bene ed è una delle bottiglie più interessanti che ho bevuto di recente. Per quanto ne so, non credo che altri coltivino il Meunier da quelle parti.
Vorrei provare le altre etichette, anche se non si trovano facilmente, vista la produzione così piccola e ricercata.
La sboccatura è il momento in cui, dopo l’affinamento, si eliminano i lieviti dalla bottiglia.
Quella à la volée si fa a mano, senza congelare il collo, come invece avviene oggi nella maggior parte delle cantine con la sboccatura à la glace.
Si toglie il tappo a corona e la pressione interna spinge fuori i depositi, e con loro un po’ di vino.
“Al volo” perché la bravura del cantiniere sta nel raddrizzare la bottiglia al momento giusto, dopo l’uscita dei lieviti, per perdere meno vino possibile. Quello perso va rimpiazzato: in questo caso, Ravarini utilizza lo stesso vino, senza zucchero aggiunto.
Oggi la usano in pochi, soprattutto le piccole cantine.À la volée vuol dire ‘al volo’: si sbocca a mano, senza congelare il collo della bottiglia, e chi la fa bene è quello che perde meno vino.






