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Beaujolais — Régnié Montmerond, 2020 • Antoine Sunier
Bourgogne Gamay, 2023 • Domaine Didon
Mercoledì sera, seconda serata del corso di Fabio Cagnetti da Arcane Wines. Jura, Beaujolais, Auvergne, tutto nella stessa degustazione. Stavolta la serata è stata più rilassata.
Tra i vini del Beaujolais, uno mi è piaciuto particolarmente: Régnié 2020, Montmerond, di Antoine Sunier.
Sunier sì, ma non quello famoso. Cagnetti ci ha raccontato che era andato a cercare Julien e che aveva incontrato il fratello minore, Antoine. Quello che poi si era rivelato il fratello bravo, almeno secondo lui.
Antoine faceva l’ingegnere. Ha lasciato il lavoro e ha cominciato a fare vino nel 2014, a Régnié. Montmerond è una vigna sui sessant’anni, su granito.
Il 2020 ha qualche anno addosso. Alla vista lo nasconde bene: rosso scarico, luminoso. In bocca no. Il tannino è quasi sparito. Nel Gamay succede, fa parte del gioco. Mi è piaciuto molto per l’eleganza al palato.
Sabato, altro Gamay. Stavolta alla Trattoria La Madia, per il compleanno di una cara amica. Eravamo quasi alla fine del percorso quando abbiamo ordinato un Bourgogne Gamay 2023 di Domaine Didon. Mai scelta fu più azzeccata.
Un vino godurioso: frutto rosso e croccante, succoso, fresco, leggero. Di quelli che il bicchiere si svuota da solo, tra una chiacchiera e una risata.
Didon è il domaine di David e Naïma Didon, a Chassey-le-Camp, in Borgogna. Ma le uve di questo Gamay vengono da Juliénas, nel Beaujolais: vigne di oltre quarant’anni su sabbia granitica. In etichetta c’è scritto Bourgogne. Nel bicchiere c’è il Beaujolais.
Quindi: due cru del Beaujolais, Régnié e Juliénas, e due mani piuttosto diverse. Il Sunier è più elegante. Il Didon è goloso e preciso. Poco intervento in entrambi, sono vini naturali tutti e due.
Adesso ho la fissa per il Gamay. Me ne consigliate qualcuno? Oltre ai soliti Lapierre e Foillard, che apprezzo. Scrivetemi in DM su Instagram @valeriapiazza.wine
Per anni il Gamay è stato quasi il vitigno “di serie B” della Borgogna. Nel 1395 Filippo l’Ardito ne ordinò addirittura l’estirpazione, definendolo un’uva di pessima qualità. Il Gamay, però, si rifugiò più a sud, nel Beaujolais, dove trovò il suo territorio ideale. E oggi, a distanza di più di seicento anni, è diventato uno dei vitigni più interessanti per chi cerca vini di territorio, freschi e poco costruiti.
Una specie di vendetta lenta e a bassa gradazione alcolica.






