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Veneto IGT — Masaki’s Way, 2024 • Davide Xodo
La prima volta ho bevuto questo vino al Bar Sandoy, a Milano, ero con le mie amiche. Ormai ci conoscono e ci tengono da parte le bottiglie che vogliono farci provare. Tra quelle di quel giorno c’era Masaki’s Way, di Davide Xodo. L’ho assaggiato e sono impazzita. Ho pensato subito: questa bottiglia la porto a una cieca, voglio vedere in quanti chiamano Francia.
Detto fatto: sabato scorso l’ho portata alla cieca di Dives, già a temperatura da frigo, servita sui 10 gradi.
Nessuno ha detto Italia. Tutti hanno chiamato Francia. Quando ho rivelato che uno dei due vitigni del blend è autoctono del Veneto, è caduto il silenzio. Sulle facce, stupore e curiosità.
Nel bicchiere è un rosso scarico ma non troppo, vivo, luminoso, pieno — 12,5% gradi alcol. Al naso fragolina, frutto rosso, poi erbe amare. In bocca è uno di quei vini freschi e immediati che finisci senza accorgertene, la classica bottiglia che si svuota mentre si parla d’altro.
Masaki’s Way è un blend di 70% Tai Rosso e 30% Syrah, prima annata di una cuvée che Davide Xodo dedica a suo cugino di origine giapponese, che lo ha aiutato in cantina — da qui il nome. Le due uve co-fermentano per dieci giorni sulle bucce, in parte a grappolo intero, poi affinano dieci mesi in acciaio. Solo 1.400 bottiglie.
Davide Xodo lavora a Nanto, sui Colli Berici, 3,5 ettari suddivisi in otto piccoli appezzamenti. Niente chimica in vigna, vendemmia manuale, fermentazioni con lieviti indigeni, niente chiarifiche né filtrazione. Prima di tornare in Veneto nel 2018 ha studiato enologia a Tolosa e ha lavorato tra Bierzo (Spagna) e Chianti Classico.
Quello che mi resta di quel pomeriggio non è tanto la chiamata sbagliata, ma la domanda che mi porto dietro: quanto la nostra idea di "territorio" dipenda più da chi ha fatto il vino o più da dove è cresciuta l'uva.
“Rosso da frigo” non vuol dire rosso rovinato dal freddo. Vuol dire un rosso che si serve leggermente più fresco del solito — indicativamente tra i 10 e i 14°C invece dei classici 15-18. Masaki’s Way l’ho servito a 10°C, e mi hanno fatto i complimenti proprio per la temperatura, anche perché agosto a Milano sa essere tremendo.
Non abbiate paura del frigorifero: per i rossi leggeri, giovani, a bassa gradazione, quasi sempre è un miglioramento, non un compromesso.






