Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale a settimana.
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Toscana • Sangiovese — Alberello 2020, Fonterenza
Piemonte • Nebbiolo — Barbaresco Tre Stelle 2019, Cascina delle Rose
Nella bottiglia #035 vi ho raccontato lo Chablis biodinamico di Thomas Pico, bevuto da Røst, alla cena di compleanno di una mia cara amica.
Quella sera il percorso continuava — sette vini in tutto — e a un certo punto sono arrivati insieme due rossi: un Sangiovese di Montalcino e un Nebbiolo di Barbaresco.
Due mondi completamente diversi.
Il Sangiovese era l’Alberello 2020 di Fonterenza. Ancora giovincello — fresco, croccante, sembrava venirti incontro sorridendo.
Ciliegia spiccata, naso definito, una leggera nota di smalto all’inizio e poi tutta freschezza e simpatia. Il tipo di vino che ti coinvolge. Giocava ancora sui primari, sul frutto puro.
Alberello nasce da appena 0,5 ettari, allevati appunto ad alberello per dare spazio all’espressione di questa micro-vigna. Esposizione est/nord-est, suolo di galestro con quarzo, impianto del 2005 con tre cloni di Sangiovese selezionati. Fermentazione solo con lieviti indigeni, affinamento 24-30 mesi tra botti grandi di rovere e cemento, nessuna chiarifica né filtrazione, una microdose di solforosa.
Fonterenza è una delle realtà artigianali più rinomate di Montalcino — fondata nel 1999 dalle sorelle gemelle Francesca e Margherita Padovani, che hanno lasciato Milano per trasformare il vecchio podere di famiglia in un progetto interamente biodinamico. Poco più di 4 ettari, nessun intervento chimico né in vigna né in cantina.
Il Barbaresco era il Tre Stelle 2019 di Cascina delle Rose. Un solo anno in più — ma un altro pianeta.
Tannino definito, fine, vellutato, elegante. Da Barbaresco vero. Nonostante la giovane età, era già molto sviluppato sui terziari, mentre il Sangiovese stava ancora completamente sui primari.
Il Tre Stelle nasce da quattro piccole parcelle di un unico cru, sulla collina meglio esposta della sottozona del Rio Sordo. Vendemmia a mano, pigiatura soffice, fermentazione alcolica e malolattica in acciaio con macerazione sulle bucce di 30-35 giorni a cappello semisommerso. Poi 20-22 mesi in grandi botti di rovere non tostate, di Slavonia e svizzere.
Cascina delle Rose è una piccola azienda familiare, il sogno di Giovanna Rizzolio e della sua famiglia: vigna libera dalla chimica, lieviti indigeni, nessuna chiarifica né filtrazione, nel pieno rispetto della tradizione del vero Barbaresco.
In bocca, due esperienze completamente diverse. Stesso momento, stessa cena — ma due linguaggi opposti.
Non ho bevuto molto Sangiovese nella vita, e non mi sento affatto esperta di Nebbiolo.
Ma è proprio questo che mi ha ricordato perché amo bere vino: nello stesso bicchiere, nella stessa serata, puoi avere due mondi opposti ed entrambi perfetti.
Non c’è una gerarchia tra il vino che ti fa venire voglia di ballare e quello che ti fa stare in silenzio a pensare. C’è solo la voglia di capire cosa hai davanti, sorso dopo sorso.
Quando li assaggi insieme, non cercare somiglianze ma goditi il contrasto.
Se servi insieme un Sangiovese giovane e un Nebbiolo giovane, non usare la stessa temperatura per entrambi.
Il Nebbiolo regge bene qualche grado in più e puoi servirlo anche a 16-18°C perchè il calore ammorbidisce il tannino e apre le note terziarie.
Il Sangiovese più fruttato invece si appiattisce se troppo caldo: meglio tenerlo leggermente più fresco, sui 15°C, per non perdere quella vivacità che è il suo punto di forza.Un dettaglio piccolo, ma a tavola fa la differenza.






