Bottiglia #034 — Ekho White 2022: il vino greco da viti di 150 anni che chiude la stagione delle cieche
Ekho White 2022: uve quasi dimenticate dell'isola di Naxos, viti a piede franco di un secolo e mezzo. Un sorso e sei in Grecia..
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale a settimana.
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Grecia, Naxos • Potamisi / Aidani / Karaibraim — Ekho White 2022, Ekho Wines
Sabato scorso, da Dives, ho fatto quella che probabilmente è la mia ultima cieca della stagione. Poi tra impegni e caldo, l’estate chiama — le degustazioni al sabato pomeriggio a Milano si fermano fino a settembre.
Era una cieca generosa: undici rossi e quattro bianchi, tra cui questo che ha veramente chiuso in bellezza.
Nel calice giallo paglierino intenso. Al naso albicocca matura, frutta a polpa gialla, qualcosa di erbaceo e mediterraneo — timo, macchia, sale.
E fino a qui ci siamo, ma la bocca..
In bocca era tutto amplificato: tanto sapido, tanto fresco, tanto mediterraneo. Come se avessero alzato il volume. Una tensione e un’energia che ti svegliano. Pieno, vivo, mai stucchevole.
Il tipo di vino che ti proietta dritto in Grecia. Isole, sole, mare.
Lo bevi e vuoi andare in vacanza.
Il vino era l’Ekho White 2022 di Lefteris Anagnostou — enologo greco che si è fatto un nome a Santorini e che nel 2020 ha avviato un progetto tutto suo: recuperare vecchie vigne e varietà autoctone dimenticate dell’Egeo.
L’Ekho White nasce sull’isola di Naxos, da un vigneto di montagna a 600 metri sulle pendici del monte Za.
Le viti hanno oltre 150 anni, sono a piede franco, allevate ad alberello su terrazzamenti.
Un field blend di Potamisi, Aidani e Karaibraim — uve rare, alcune quasi scomparse. Il Potamisi era praticamente dimenticato; il Karaibraim è una rarità che quasi nessuno coltiva più.
Vinificazione spontanea in acciaio, dieci mesi sui lieviti fini, rese bassissime. 2600 bottiglie in tutto.
Mi ha convinta talmente tanto che ho deciso di prenderne una bottiglia e l’ho pagata 58 euro.
L’ho presa anche perché questi vini esistono perché qualcuno si è impegnato a salvarli. Berli vuol dire tenere in vita varietà che altrimenti sparirebbero.
P.S. Se ti capita una di quelle degustazioni bring your bottle, porta questa, farai un figurone. Fidati.
Questo vino è un assemblaggio di campo (field blend) — e non è la stessa cosa di un assemblaggio (blend).
Nell’assemblaggio classico, ogni varietà viene vendemmiata e vinificata separatamente, poi i vini vengono uniti alla fine in cantina.
Nel field blend invece le uve diverse crescono mescolate nello stesso vigneto, vengono raccolte tutte insieme e fermentate insieme.È il modo più antico di fare vino, prima che si imparasse a separare i vitigni. Le viti vecchie come queste, di 150 anni, sono spesso field blend per natura: piantate quando nessuno catalogava le varietà, e cresciute insieme per generazioni.
TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Quando un’etichetta dice “field blend”, stai bevendo un vigneto intero così com’è — non una ricetta costruita a tavolino. Più le viti sono vecchie, più quella mescolanza diventa irripetibile.
È il vigneto stesso, imbottigliato.






