Bottiglia #032 — Les Horées Mon Poulain: la denominazione più umile della Borgogna, il vino no
Mon Poulain 2023, Les Horées: Pinot Noir e Gamay dalla Borgogna, fatto da chi ha imparato alla Romanée-Conti.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale a settimana.
Questa è la Bottiglia #032. Se vuoi riceverle via mail, iscriviti qui.
Borgogna • Pinot Noir / Gamay • Coteaux Bourguignons AOC — Mon Poulain 2023, Les Horées
Luca organizza degustazioni oneste. Gente appassionata, nessuna prima donna, nessuno che cerca di prevaricarne un altro. Nel mondo del vino non è scontato quanto sembra.
Il format che sta provando ultimamente mi piace molto: si assaggia quasi tutta la produzione di un produttore, intervallata da cieche. Ma le cieche non sono “indovina il vino” — sono “indovina il prezzo, e dimmi se li vale”. Poi si ragiona insieme.
Di solito, alla cieca mette bottiglie che tutti cercano, che tutti vogliono dire di aver bevuto. Il confine con i bevitori di etichette, a volte, è sottile.
La cieca serve esattamente a questo: togliere il nome e vedere cosa rimane.
Quella sera è arrivata questa cieca. Rubino scarico, trasparente, luminoso. Al naso Pinot Nero di Borgogna — riconoscibile, preciso. In bocca equilibrio quasi fastidioso per quanto era a posto. Il Gamay c’era, ma non si faceva notare nel modo sbagliato — nessuna di quelle sensazioni che a volte tradiscono un Gamay trattato male. Solo struttura e frutto che lavoravano insieme.
Ho detto: Pinot Nero e Gamay, Borgogna.
Avevo ragione.
La bottiglia era un Coteaux Bourguignons. Mon Poulain 2023, Les Horées.
Coteaux Bourguignons è la denominazione più generica che esista in Borgogna — il gradino più basso della piramide, quello che di solito non fa sognare nessuno.
Eppure.
Les Horées è il progetto di Catharina Sadde — tedesca di origine, ex chef che a un certo punto ha mollato le cucine e ha deciso di fare vino. Ha studiato enologia a Montpellier, poi è andata a imparare sul campo. I posti scelti non erano casuali: Romanée-Conti, Marquis d’Angerville, Comte de Vogüé. Ha finito come responsabile della viticoltura da Marquis d’Angerville, dove ha perfezionato la biodinamica.
Nel 2019 ha fondato Les Horées con il marito Guilhem. Tre ettari, cavallo per arare, pochissimo solfito.
Il Mon Poulain è 60% Pinot Noir e 40% Gamay — il Gamay da vigne di 80 anni a Pommard, fermentato a grappolo intero. Dodici mesi in barrique vecchie.
Non è un vino umile. È un vino che porta un nome umile.
Les Horées è una di quelle bottiglie. Nel mondo del vino artigianale e naturale è in hype — cercata, difficile da trovare, spesso esaurita prima ancora di arrivare in Italia.
In Francia la trovi intorno agli 80 euro. In Italia parti da 120, arrivi facilmente a 200.
La domanda che vale la pena farsi è questa: se non sapessi chi l’ha fatta, la berresti lo stesso? Quella sera, al buio, la risposta era sì.
In Borgogna il nome dell’appellation vale moltissimo — Gevrey-Chambertin, Pommard, Volnay.
Ma il nome non fa il vino. Lo fa chi lo produce.Coteaux Bourguignons è il posto dove finisce tutto quello che non ha un’appellation famosa. È anche il posto dove certi produttori mettono le bottiglie che vogliono fare liberamente, senza i vincoli di un disciplinare importante.
A volte è la cantina che vuole nascondersi. A volte è quella che non ha ancora bisogno di mostrarsi.
Quando vedi una bottiglia con un’appellation generica — Bourgogne, Coteaux Bourguignons, IGT, Vin de France — non fermarti lì. Guarda chi la produce.
Le denominazioni più umili sono spesso quelle dove i produttori più interessanti nascondono i loro esperimenti migliori. O semplicemente dove lavorano senza dover rispettare le aspettative di nessuno.
Il nome dell’appellation ti dice da dove viene il vino. Non ti dice quanto vale.







