Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier.
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Ci sono bottiglie che ti capitano all’improvviso e ti lasciano senza parole. È quello che mi è successo l’altra sera al Bar Sandoy durante una festa di doppio compleanno.
A un certo punto è arrivato un vino rosso in caraffa: “Sentilo, poi ti dico che cos’è.”
E io ho sentito un vino presente, che stava dando il meglio di sé.
Era il Merlot di Radikon, annata 1997.
Quasi trent’anni e al naso era una vera meraviglia: il frutto era ancora lì, vivo e intenso, insieme alle note evolute portate dal tempo.
In bocca, poi, una bomba. Il frutto, la confettura, l’evoluzione, ma soprattutto un’acidità notevole, che non ti aspetteresti in un vino di questa età. Anche il tannino si sentiva perfettamente. Era un vino che non dava l’impressione di aver perso qualcosa lungo la strada. Anzi, sembrava che il tempo avesse lavorato per esaltare tutto quello che c’era già.
Mi è venuta spontanea una definizione: vino centrato. Un’espressione che si usa spesso, ma che non sempre riesco a riconoscere davvero nel bicchiere. Stavolta la parola è arrivata da sola.
Poi ho visto la bottiglia: sulla retroetichetta comparivano due diciture, “NON CONTIENE SOLFITI” e “NON FILTRATO”. E la curiosità è diventata ancora più grande.
Ma come fa un vino senza solfiti a invecchiare così bene per quasi trent’anni?
La risposta breve è che non lo so con certezza. Posso però mettere in fila alcune cose.
Primo: “senza solfiti aggiunti” non significa necessariamente “senza solfiti”. Durante la fermentazione possono prodursene naturalmente. La solforosa, o anidride solforosa (SO₂), viene utilizzata per proteggere il vino dalle ossidazioni e dalle alterazioni microbiologiche.
Secondo: la storia della cantina. Stando alla cronologia ufficiale di Radikon, Stanko faceva Merlot già dal 1984. Tra il 1998 e il 2000 ha ridotto via via la solforosa. Nel 2001 ha imbottigliato metà della produzione senza aggiunte e nel 2002 ha deciso di non aggiungerla più ai vini della linea principale.
La vendemmia 1997 viene prima di questa svolta, ma l’annata non dice quando il vino è stato imbottigliato. Sul sito ufficiale Radikon dichiara per il Merlot almeno 5 anni in barrique usate e 8-10 anni in bottiglia, in base all’annata. Se il 1997 avesse seguito lo stesso percorso, sarebbe stato imbottigliato non prima del 2002 e uscito sul mercato tra il 2010 e il 2012 circa. Ma è un’ipotesi mia, fatta con due somme: non ho trovato informazioni sulla vinificazione di quell’annata e non so se allora il percorso fosse lo stesso di oggi. Se qualcuno le ha, scrivetemi: mi farebbe piacere leggerle.
Terzo: la longevità non dipende da un solo fattore. Contano la qualità delle uve, l’acidità, la struttura, il tannino, la vinificazione e la conservazione.
Quindi cosa mi porto a casa da quell’assaggio? Che il tempo non migliora automaticamente un vino, così come l’assenza di solfiti aggiunti non garantisce una longevità straordinaria. Ma quando tutte le condizioni si incontrano, può succedere qualcosa di speciale, e anche dopo quasi trent’anni si può trovare un vino ancora capace di emozionare.
Calice mezzo pieno. Sempre.
– Valeria, la tua amica sommelier 🍷
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