Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier.
Scrivo di degustazioni, piccoli produttori, vini artigianali e
bottiglie che per me hanno tanto da dire.
Sono appena tornata da un viaggio in Jura e nelle prossime Bottiglie vi racconterò molto di quello che ho visto, bevuto e imparato.
Quindi, per questa volta, niente format tradizionale: solo una storia, due vini e una giornata che difficilmente dimenticherò.
Questa è la Bottiglia #047. Se vuoi ricevere le altre via mail, iscriviti qui, è gratis👇
Eravamo in cinque, accomunati dalla passione per il vino. Non cinque amici partiti insieme per una vacanza, ma cinque persone che in quei giorni hanno condiviso assaggi, conversazioni e scoperte, conoscendosi sempre un po’ meglio. Ed è andata bene.
Il momento più bello di questo viaggio in Jura? Per me è la degustazione da Olivier, senza dubbio.
Olivier è l’uomo dietro O2Y, progetto di vini naturali 100% ZERO, cioè composti da sola uva, fermentati con lieviti indigeni e imbottigliati senza solfiti né filtrazioni.
Ci ha aperto le porte della sua cantina con grande generosità, facendoci assaggiare i vini direttamente dalle botti di legno, cemento e vetroresina e poi in bottiglia.
Un’assaggio dopo l’altro, siamo entrati nei suoi vini, mentre lui ci raccontava la sua storia, come è arrivato a fare vino e il suo modo di lavorare.
Nel panorama di Jura è considerato un po’ un outsider: prima ha fatto soldi, poi ha deciso di dedicarsi al vino, lontano dalla classica storia del vigneron cresciuto tra le vigne. Ho avuto l’impressione che questa etichetta gli pesasse un po’, come se rendesse più difficile essere riconosciuto per quello che fa.
Eppure, quando parla del suo lavoro, si capisce quanto ci creda. Il suo compito è conoscere il vino, capire cosa sta succedendo e accompagnarlo, non forzarlo verso un’idea prestabilita. «A me il vino piace così», e in quella frase c’è tutta la sua convinzione.
Dopo un paio d’ore di assaggi dalle botti, io sarei già stata felicissima ma non era ancora finita. Arrivata l’ora di pranzo, Olivier ha riempito di bottiglie il suo carrellino e ci ha fatto accomodare a tavola davanti a due vassoi giganteschi di salumi e formaggi, pane e vino.
È iniziata così la seconda parte della degustazione, con una ventina di bottiglie: cinque vini di domaine e il resto da négoce con uve provenienti dall’Alsazia, dal Beaujolais e dalla Borgogna. Una parte diversa del suo percorso, che oggi ha scelto di lasciare alle spalle per concentrarsi sulle varietà del Jura.
È stato uno di quei momenti in cui ti rendi conto che il vino non è soltanto quello che hai nel bicchiere. È anche la persona che te lo fa assaggiare, il tempo che decide di dedicarti e la voglia di condividere quello che sa.



