Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
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Alsazia — Gewurztraminer Bollenberg Vendanges Tardives, 2017 • Domaine Valentin Zusslin
Mi sono iscritta al corso “La Francia come non l’hai mai bevuta” di Fabio Cagnetti, oste di Arcane Wines — così, per non farmi mancare nulla, una degustazione in più a settimana dall’altra parte della città. Ma ero curiosa di mettere alla prova quello che so sui vini francesi, di imparare qualcosa di nuovo e soprattutto di bere bene: era quella la promessa del corso. Quindi sono andata alla prima serata, dedicata ad Alsazia e Savoia.
Le slides scorrono fitte e per lunghi tratti la serata somiglia più a una lezione che a una degustazione vera e propria.
Poi però iniziano ad arrivare i vini, sei in tutto, e la serata comincia a prendere vita.
• Si apre con la bollicina, un Crémant d’Alsace di Domaine Rieffel da Mittelbergheim.
• Segue un Riesling 2023 di Albert Mann, uno dei nomi più solidi della regione.
• Poi il Pinot Gris Cormier di Domaine Loew, più teso di quanto il vitigno lasci immaginare.
• Il quarto era un Pinot Noir di Pépin, progetto collaborativo alsaziano tra Domaine Archilée e Duo Oenologie, senza solfiti aggiunti: un’anima più erbacea che fruttata, con un bel po’ di volatile che ha fatto storcere il naso a qualcuno in sala — il più “estremo” della batteria, e anche l’unico senza una certificazione biologica o biodinamica alle spalle.
• Quinto un salto fuori regione: Silice Rouge di Maison des Ardoisières, mondeuse e gamay dai pendii ripidissimi della Savoia — una cantina che da sola meriterebbe una serata intera.
• E infine lui, quello che mi ha colpita di più, un vino dolce: Gewurztraminer Bollenberg Vendanges Tardives 2017, Domaine Valentin Zusslin.
Qui una premessa è d’obbligo. Il gewurztraminer, nel mondo degli “appassionati” di vino, è un vitigno bistrattato — troppo profumato, troppo facile, il vino “da principianti” per eccellenza, dice la vulgata.
In questa versione dolce è tutt’altro che facile: il naso lascia intuire quello che ti aspetteresti — litchi, spezie dolci, una vena di zucchero di canna — ma qui tutto resta ancora un po’ in ombra, trattenuto. Nove anni sulle spalle e ancora compresso, chiuso, con un bisogno evidente di tempo prima di aprirsi per davvero.
Il Domaine Valentin Zusslin nasce nel 1691, quando un antenato della famiglia arrivato dal canton Lucerna si stabilisce a Orschwihr. Tredici generazioni dopo, la guidano i fratelli Marie e Jean-Paul Zusslin e lavorano ancora con il cavallo da tiro, hanno arnie e nidi per uccelli tra i filari: l’obiettivo è un ecosistema che si autoregoli, senza troppa mano dell’uomo.
Il vino nasce dal lieu-dit Bollenberg, suolo argilloso-calcareo. “Vendanges Tardives” significa uve raccolte tardi, in questo caso dopo la comparsa della muffa nobile, che concentra zuccheri, aromi e acidità nell’acino. Pressatura lenta, vinificazione in foudre senza troppi interventi.
Il risultato, oggi, a nove anni dalla vendemmia, è un vino ancora in una fase quasi introversa. Bisognerà riprenderlo tra un po’ di tempo: sono curiosa di scoprire cosa diventa.
Così come sono curiosa di scoprire cosa mi aspetta alla prossima "lezione", dove affronteremo Jura, Beaujolais e Auvergne, tutte e tre in una sola sera. Restate da queste parti e scopriremo se i vini continuano a valerne la pena.
In Alsazia, "Vendanges Tardives" (VT) e "Sélection de Grains Nobles" (SGN) non sono nomi decorativi: sono menzioni regolamentate dal 1984, riservate a quattro vitigni (gewurztraminer, pinot gris, riesling, moscato) e legate a una soglia minima di zuccheri nell'uva alla raccolta.
La differenza pratica: la VT nasce da una vendemmia unica di uve surmature, dove basta la surmaturazione naturale sulla pianta — la muffa nobile può esserci o no.
La SGN richiede invece più passaggi in vigna, raccogliendo a mano solo i grappoli colpiti dalla muffa nobile, che qui è obbligatoria ed è lei a concentrare zuccheri e aromi.
Entrambe restano in affinamento almeno 18 mesi prima di poter uscire in commercio.






