Bottiglia #030 — Il Metodo Classico che non ha bisogno della Franciacorta
Nicola Gatta Blanc de Noirs Nature: 70 mesi sui lieviti, zero solfiti, zero dosaggio e zero compromessi. Bevuto a pranzo dopo una mattina che mi aveva un po' delusa.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
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Franciacorta • Pinot Nero • Metodo Classico Blanc de Noirs Nature — Nicola Gatta
La mattina l’avevamo passata da Barone Pizzini.
Visita in vigna, visita in cantina, degustazione. Eravamo in nove, curiosi, disponibili. La vigna e la struttura erano belle — quello sì.
La narrazione dell’intera visita era costruita su un unico pilastro: noi siamo la prima cantina biologica della Franciacorta, trent’anni fa quando gli altri usavano ancora i diserbanti. Il che potrebbe anche essere interessante, se non fosse diventato un modo per dire in loop noi siamo i buoni, gli altri no. A un certo punto ho fatto una domanda sull’irrigazione in Franciacorta — una domanda di approfondimento, non una trappola. La risposta è stata: “nel disciplinare è scritto così.” Fine. Ho chiesto a ChatGPT e amen, avrei preferito confrontarmi con più curiosità — ma pazienza.
Poi, durante la degustazione avevamo chiesto di aggiungere un vino di punta — ovviamente pagando. Ci hanno detto di no, che tra venti minuti avrebbero chiuso, ma che potevamo portare la bottiglia a casa. Eravamo in nove. Avremmo finito una bottiglia in cinque minuti. Mai vista una cosa del genere in anni di degustazioni.
Di cantine ne ho visitate tante. Non mi era ancora capitato di uscire con la sensazione che il biologico fosse usato più come strumento di marketing che come filosofia vera.
Ho chiuso la mattina lì e sono andata a pranzo con una voglia precisa: bere qualcosa di buono e la speranza di non trovarmi davanti a persone scorbutiche.
È andata molto meglio del previsto.
Il Colmetto è un ristorante-agriturismo in Franciacorta che volevo provare da un po’ — sia per il cibo che per la selezione dei vini. Hanno una carta di piccole cantine che lavorano in organico, scelta con cura e senza autoreferenzialità. Abbiamo mangiato bene, bevuto bene, e nessuno ci ha spiegato quanto fossero bravi.
Per iniziare abbiamo aperto un Blanc de Noirs Nature di Nicola Gatta — prodotto lì vicino, a Gussago. 100% Pinot Nero.
Nel calice aveva un colore seducente: oro liquido, quasi ambrato, con riflessi che sapevano di evoluzione. Non il giallo paglierino di uno spumante giovane — qualcosa di più maturo, più sedimentato.
Al naso era atomico. Piccola pasticceria, fruttini rossi come quelli che si mettono sopra le tartellette alla crema, tanto agrume, gesso.
In bocca non si è fermato. Persistenza infinita, scia salata irresistibile, il tipo di finale che ti fa tornare al calice senza nemmeno accorgertene.
Circa settanta mesi sui lieviti. Quasi sei anni. Più un breve passaggio in legno. Dosaggio zero. Zero solfiti aggiunti.
Nicola Gatta lavora a Gussago, una delle zone più vocate della Franciacorta. Ma i suoi vini non portano la denominazione — una scelta precisa, non una mancanza. Fuori dal disciplinare per restare libero: niente vincoli produttivi, niente compromessi stilistici.
Il risultato è un Metodo Classico che potrebbe stare benissimo in una carta dei vini di Champagne — non per imitazione, ma per livello.
Meno di 50 euro in enoteca. Con quella cifra in Franciacorta DOCG arrivi raramente a questo livello.
LA COSA FIGA DA SAPERE
Nicola Gatta non è l’unico. Negli ultimi anni sempre più produttori italiani stanno scegliendo volontariamente di uscire dalle denominazioni più famose — o di non entrarci affatto.Il motivo è quasi sempre lo stesso: il disciplinare impone regole che non si sposano con il loro modo di lavorare. Tempi minimi di affinamento, percentuali di dosaggio, vitigni ammessi, limiti sulle rese. Regole che hanno senso per tutelare un marchio collettivo, ma che possono diventare un ostacolo per chi vuole andare in una direzione diversa.
Uscire dalla denominazione significa rinunciare a un nome che vale molto sul mercato. Significa anche non dover chiedere il permesso a nessuno.
TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Quando vedi un Metodo Classico italiano senza il nome di una denominazione famosa in etichetta, non pensare che sia un difetto. Potrebbe essere esattamente il contrario.
Se hai un Metodo Classico con molti mesi sui lieviti — almeno dai 48 in su — non aspettarti uno spumante fresco e immediato. Aspettati complessità, struttura, un sorso che ha bisogno di cibo o di tempo nel calice per aprirsi.
Un vino spumante come questo, Il Blanc de Noirs di Nicola Gatta, che ha passato circa 70 mesi sui lieviti non è la bottiglia da aperitivo leggero. È la bottiglia da portare a tavola, su un risotto o su un pesce grasso.







