Bottiglia #029 — Lo Chardonnay borgognone che non fa l'esibizionista
Bachelet-Monnot 2019: Chassagne-Montrachet preciso e teso, bevuto in un bar à vin di Beaune. Non fa il grande bianco. Lo è.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
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Borgogna • Chardonnay • Chassagne-Montrachet — Bachelet-Monnot 2019
Ero a Beaune da tre giorni e avevo già bevuto parecchio Chardonnay.
Non ero stanca di bere, ma di una certa idea di Chardonnay: vini belli, spesso costosi, costruiti sulla stessa promessa di ricchezza.
Poi una sera sono finita in un bar à vin, ho guardato la carta, ho visto Bachelet-Monnot 2019, la cameriera ci ha dato un paio di informazioni senza troppa convinzione e l’abbiamo ordinato senza sapere quasi nulla di chi lo facesse.
È andata bene. Molto bene.
Nel bicchiere questo Chardonnay aveva una cosa che non mi aspettavo così chiara: precisione.
Agrume, nocciola tostata, una sfumatura fumé che invitava a tornare. Una scia salina che teneva tutto in tensione. Niente di esibito, niente di compiaciuto.
La cosa che mi ha colpita davvero è stata questa:
Non gli mancava materia. Gli mancava solo esibizionismo.
Tendenzialmente i bianchi di Chassagne-Montrachet puntano subito su volume, pienezza, ricchezza. Questo no. Giocava sulla misura, non sull’impatto. Ed era talmente centrato da poter fare tranquillamente concorrenza a tanti premier cru della zona — anche per il prezzo, visto che eravamo sui 120 euro.
Il Domaine Bachelet-Monnot nasce nel 2005. Due fratelli, Marc e Alexandre, nessun grand cru ereditato da gestire, nessuna reputazione da proteggere. Forse proprio per questo si sono potuti permettere di discostarsi da una certa idea classica e burrosa di Chassagne.
Lavorano in agricoltura sostenibile, vendemmia manuale, fermentazioni in barrique con percentuale bassa di legno nuovo. L’obiettivo non è impressionare al primo sorso. È fare vini che reggono il tempo e la tavola.
E si sente.
Chassagne-Montrachet è uno dei comuni più famosi della Côte de Beaune — e uno dei più fraintesi.
Molti lo associano automaticamente a bianchi ampi, burrosi, quasi opulenti. Ma il comune produce anche rossi da Pinot Nero — cosa che in pochi sanno, visto che i bianchi si prendono tutta la scena.
Per anni una certa idea di Chassagne ha spinto su legno, volume e impatto immediato. Non sempre, non ovunque. Ma abbastanza da creare un’immagine precisa: quella del bianco importante che deve farsi sentire subito.
La nuova generazione, Bachelet-Monnot inclusi, sta tornando a un’idea diversa di Chassagne: più tesa, più minerale, più lunga in bocca.
Quando assaggi un bianco importante, non farti conquistare subito dalla parte più facile.
La morbidezza, il legno, il volume arrivano subito e parlano forte. La precisione è silenziosa — devi andarla a cercare.
Una domanda sola: ti fa venire voglia di bere ancora, senza appesantirti, o ti riempie soltanto?
Se succede la prima, sei sulla strada giusta.







