Bottiglia #026 — Quando la Falanghina si veste d’arancio (e smette di comportarsi da bianco)
Da Terrae Laboriae un orange wine artigianale del Sannio che lavora sulla grana. Falanghina macerata, qvevri e un errore di abbinamento da evitare.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
Una Bottiglia artigianale settimana.
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Sannio, Campania • Falanghina სფერი • Terrae Laboriae
L’ho ribevuto di recente durante un approfondimento sui vini in anfora.
Degustazione un po’ pazzerella, ma fatta bene.
Ed è servita. A capire meglio cosa viene dal vitigno, cosa dalla macerazione e cosa dal contenitore.
Perché certi vini, presi da soli, rischiano di sembrare solo strani.
Messi in fila, invece, cominciano a comporre il puzzle.
Questo vino per me non era nuovo.
Lo avevo già bevuto tempo fa, a una cena, con il produttore al tavolo.
Nel bicchiere c’è agrume maturo, quasi da arancia piena, un lato di miele, fiori bianchi che qui — per una volta — ci sono davvero.
Ma il cuore del vino non è il naso.
È la bocca.
Piena, tattile, asciutta il giusto, con quel tannino da macerazione che non graffia ma accompagna.
C’è presa sul palato, materia, una bella scia sapida e un finale pulito.
Non fa il macerato ruffiano.
Non fa neanche il vino strano per farsi notare.
È come certe belle stoffe: all’inizio quasi ti sembrano troppo grezze, poi capisci che è proprio lì la loro bellezza.
E qui la bellezza sta nella grana.
Siamo davanti a una Falanghina macerata a lungo, circa un mese sulle bucce, poi 12 mesi in qvevri, senza filtrazioni né correzioni.
Il vigneto è a San Lorenzo Maggiore, nel Sannio, a circa 400 metri, su terreno argilloso-calcareo, con esposizione aperta a sole e vento mediterraneo.
Falanghina in purezza. Circa 1.000 bottiglie.
Poche bottiglie, idee molto chiare.
Il prezzo è intorno ai 35 euro.
Terrae Laboriae lavora solo in anfore georgiane, con fermentazioni spontanee, raccolta a mano, nessuna chiarifica, nessun filtraggio e dosi basse di solfiti.
E si sente che per loro l’anfora non è marketing ma è il centro del progetto.
LA COSA FIGA DA SAPERE
Il qvevri non è moda. È storia.
È un grande vaso di terracotta, di forma ovoidale, che in Georgia viene tradizionalmente interrato e usato per fermentare, affinare e conservare il vino.TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Il metodo tradizionale di vinificazione georgiano in Qvevri non è l’ennesima trovata per sembrare alternativi.
È una pratica antichissima, che si porta dietro una cultura del vino lunga migliaia di anni. Ed è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità nel 2013.
NON TRATTARE UN ORANGE COME UN BIANCO
L’errore classico è leggere “Falanghina” e pensare subito a crudi, pesce leggero, piatti delicati, tutto giocato sulla freschezza.
Qui no.
Con un vino così, fai meglio a cercare materia, rosolatura, parte tostata, spezia.
Pensa più a un pollo arrosto con le erbe, a zucca e funghi, a una cucina mediorientale fatta bene, che a un piatto leggero tutto precisione e pulizia.PERCHE’ FUNZIONA?
Perché questo vino ha grip, volume e tannino gentile.
Non chiede leggerezza a tutti i costi.
Chiede compagnia giusta.Questa è la Bottiglia #026. Se vuoi leggere le precedenti, clicca qui.







