[Bottiglia #024] — Quando il tempo accorda il Pinot Nero e il Cuna 2010 suona ancora benissimo
Un incontro con Federico Staderini, un Cuna 2010 in stato di grazia e una lezione semplice: certi vini non invecchiano per fare curriculum.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio.
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Toscana IGT - Pinot Nero - Cuna 2010, Cuna di Federico Staderini
Lunedì scorso ero da Røst, a Milano, per una degustazione con Federico Staderini di Cuna.
Federico è esattamente il tipo di persona che speri di trovare dall’altra parte del tavolo: affabile, precisissimo, colto, ma senza mai fartelo pesare. Uno di quelli di cui percepisci subito la profondità.
Abbiamo assaggiato diverse facce di Cuna, poi l’abrostine e il cru Brendino, andando indietro nel tempo.
E quando nel bicchiere è arrivato il Cuna 2010, sono stata folgorata.
Perché non era semplicemente un buon Pinot Nero “tenuto bene”.
Era proprio vivo.
Colore ancora luminoso. Naso nitido. Frutto ancora in piedi. Non il frutto croccante da gioventù esibita, ma quello giusto, centrato, ancora pulsante. Melograno soprattutto, poi incenso, spezie dolci, un lato leggermente boschivo ma senza ombre stanche.
In bocca era un vino accordato.
La parola che mi è venuta subito in mente è questa.
Non faceva il Pinot Nero esile che gioca tutto sul profumo.
Non faceva neanche il rosso maturo che ti chiede rispetto solo perché ha degli anni sulle spalle.
Aveva una cosa che è rarissima: armonia senza noia.
Sembrava un’orchestra che non ha bisogno di strafare, perché ogni strumento è già al posto giusto.
Se vi capita di trovare questa annata, prendetela. Perché certi vini non invecchiano per fare curriculum.
Le annate correnti stanno intorno ai 55 euro online, mentre la 2010 è ormai quasi introvabile.
La tenuta Cuna di Federico Staderini si trova nel Casentino, in provincia di Arezzo. Qui, su circa 4 ettari coltivati in biodinamica a 500 metri di altitudine, il clima fresco e le forti escursioni termiche aiutano a preservare profumi ed eleganza.
Di questo angolo di Toscana avevo già parlato anche nella Bottiglia #003 dedicata al Pinot Nero di Podere della Civettaja. Se vuoi recuperarla la trovi qui.
Cuna non nasce da un blocco unico. Nasce per stratificazione.
Le uve arrivano da vigne diverse, raccolte in momenti diversi, vinificate separatamente e messe insieme solo quando ha senso farlo.
TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Le uve raccolte prima portano scatto, energia.
Quelle più mature portano ampiezza, profondità.
E poi c’è il grappolo intero, usato in modo progressivo e intelligente come strumento.Il risultato è un Pinot Nero che non va in una direzione sola. Ha più registri, più sfumature, più dinamica.
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Un Pinot Nero con qualche anno non va trattato come un Barolo.
Decantazione lunga, troppa aria, temperatura alta rischiano di smontarlo.
Meglio così: aprilo, versane un po’ nel calice e aspetta 10 minuti. Poi riassaggialo.
Se in 10 minuti si apre, perfetto. Se con troppa aria si allarga, hai esagerato.
PERCHÉ FUNZIONA?
Perché i rossi più fini chiedono misura. E con certi Pinot Nero l’ossigeno va dosato, non celebrato.Questa è la Bottiglia #024. Se vuoi leggere le precedenti, clicca qui.







