[Bottiglia #019] — Salco 2018: il Nobile di un neo-naturalista (e la guerra dei tappi)
Dodici vini, un produttore in sala, e un calice finale che ti fa capire tutto. Anche quanto conta il tappo.
Ciao, sono Valeria Piazza, sommelier AIS.
Io assaggio. Tu bevi meglio. Una Bottiglia a settimana.
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Toscana, Nobile di Montepulciano D.O.C.G — Salcheto • Salco, 2018
Sabato pomeriggio. Degustazione infinita: inizi alle tre e, a un certo punto, non capisci più se sei stanca, felice o semplicemente un filo brilla.
In sala da Dives c’era il produttore Michele Manelli. Presente, disponibile, con quel gusto raro di spiegare senza recitare. Si definisce neo-naturalista: non come bandiera, come metodo. E infatti si parla di vino, sì, ma anche di sostenibilità, di come è cambiato il lavoro (e chi lo fa) negli anni, di impatto sociale e ambientale. Perché qui non si tratta di un micro-progetto: parliamo di circa 400.000 bottiglie l’anno. Ogni scelta pesa.
In batteria 12 etichette, con annate vecchie (sì: anche una 1990 ancora in splendida forma) e un momento “da tribunale”: Salco 2005 provato sia con tappo a vite sia con sughero. Il punto in cui la sala si spacca a metà.
E poi arriva lui: Salco 2018. Ultimo vino, ultimo colpo.
Quello che, dopo aver ascoltato undici storie diverse, sembra dirti: “Ok, tranquilla. Il recap lo faccio io.” E tu lo ringrazi.
Alla vista
Rosso rubino con riflessi granato, luminoso. Colpisce per intensità.
Al naso
Frutto rosso netto, no marmellata ma più frutto aspro (lampone, melograno).
Agrume scuro: scorza d’arancia, sanguinella,
Balsamico e sottobosco, con quella terra umida che non fa “vecchio” fa “serio”
In bocca
Il tannino c’è, ed è elegante. Ma non è lui a prendersi la scena.
È la freschezza: bellissima, precisa, con una misura che raramente trovi tutta insieme. È quel confine tra slancio e controllo: spinge, ma non scappa mai.
Ti viene voglia di un altro sorso: bocca pulita, niente impasto.
Salco nasce dal vigneto “Salcheto”, è la selezione di punta della tenuta (5,5 ha; produzione intorno alle 13.000 bottiglie).
Le vigne di Sangiovese qui detto Prugnolo Gentile da cui nasce il Salco (in purezza) sono sulle colline argillose di Montepulciano.
Affina 24 mesi in legno (tra botte grande e tonneaux) e poi 36 mesi in bottiglia.
Prezzo: in giro lo trovi intorno ai 40€ (dipende dai canali).
LA GUERRA DEI TAPPI: SUGHERO VS TAPPO A VITE
La parte bella è che non è una “discussione da fissati”. È un tema reale e misurabile.
Il sughero è variabile: può dare micro-ossigenazione, può “muovere” il vino, ma porta anche rischi di difetti (tipo TCA) e differenze bottiglia per bottiglia.
Il tappo a vite (tipo Stelvin) è più costante e, a seconda del liner, può far evolvere il vino più lentamente: risultato, un profilo spesso più “integro”, quasi cristallizzato nel tempo. I liner sono la guarnizione interna: a seconda del materiale cambia quanta (poca) aria passa.
Nel Salco 2005 l’abbiamo sentito netto: a parità di vino, la chiusura cambia il passo dell’evoluzione.
sughero = più “vivo”, ma anche più avanti con l’evoluzione
tappo a vite = più integro, più “fermo”, e quindi divisivo (a qualcuno sembra meno emozionante)
Oggi il tema è così caldo che c’è una discussione ambientale seria tra sughero e alluminio, e non è banale dare un vincitore unico.
Conosci qualcuno che pensa che “tappo a vite = vino scarso”? Inoltragli questa Bottiglia. Gli fai un favore.
Non serve il decanter, basta cambiare come versi.
Versa lo stesso vino in due calici e confronta:
1) Versata alta (15–20 cm dal bordo): più ossigeno → escono prima frutto e balsamico.
2) Versata bassa (attaccata al bordo): meno ossigeno → resta più preciso, più teso, più “integrato”.Perfetto su vini come Salco e in generale sui rossi “tesi”: decidi tu se dargli una spinta o lasciarlo più fermo.
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