[Bottiglia #006] — Uno Chardonnay italiano che non ha paura del confronto (e un libro che merita davvero spazio in libreria)
Il Blanc di Mazzolino è preciso e non si mette in posa. Parte forte, dà il meglio nei primi sorsi. E c’è un atlante del vino che vale ogni euro.
Ciao, sono Valeria Piazza. Sommelier AIS e la tua amica del vino.
Ogni settimana un vino scelto e messo alla prova. Con storie vere, consigli pratici e trucchi da sommelier.
Se ami il vino, sei nel posto giusto.
Illustrazione di @ioche.illustration, la mia amica che disegna la sua vita quotidiana. Seguitela su Instagram, merita.
OLTREPO’ PAVESE • Chardonnay Blanc 2022 — TENUTA MAZZOLINO
Qualche sera fa, mentre il sole scendeva dietro le colline e l’Oltrepò smetteva di essere la cugina disagiata del Piemonte, ho bevuto lo Chardonnay Blanc 2022 di Tenuta Mazzolino.
Il pensiero è arrivato secco, come un messaggio di un ex che non ti aspetti:
La Borgogna è il tema.
L’Oltrepò fa il compito.
E stavolta lo consegna in bella.
Mazzolino fa Chardonnay da quando nella zona si litigava ancora sulla Bonarda in damigiana. Parliamo degli anni ’90. Scelta visionaria.
Le vigne del Blanc stanno poco sopra i 200 metri, su marne calcaree con un tocco di gesso: il tipo di terreno che tiene il vino dritto.
Fermenta in legno francese e riposa dieci mesi sulle fecce con bâtonnage.
Niente fronzoli: un lavoro preciso, senza vanità.
Nel calice
Al naso arrivano ananas maturo, scorza di cedro, fiori bianchi, nocciola. Il legno c’è, ma non si mette in posa.
In bocca è la solita storia che funziona: ricco ma composto, fresco senza far l’atleta, sapido senza tirarsela.
Finale lungo, cremoso, nocciola e burro.
Eleganza che non ingrassa.
Il mio consiglio spassionato?
Parte forte, poi si smolla.
I primi calici brillano, l’ultimo no.
Bevetelo entro un’ora: quando si apre troppo, cambia registro.
Prezzo circa 30€.
Se vuoi bere “Borgogna style” senza lasciare metà stipendio, qui sei in buone mani.
Io l’ho bevuto al Ristorante Gioele a Stradella (PV). Cucina creativa, atmosfera pulita, carta vini con criterio.
Se capiti in Oltrepò, segnalo la sosta.
Chardonnay? Dipende dal legno.
LA COSA FIGA DA SAPERE
Quando senti “stile Borgogna”, traduci: barrique + bâtonnage.
Il bâtonnage (rimescolare le fecce fini per rimetterle in sospensione) dà corpo, morbidezza, burrosità.
È lì che nasce quella sensazione “cremosa” che non è mai un caso.TRADOTTO IN PAROLE UMANE
Più legno → più burro, spezie, rotondità.
Meno legno o acciaio → più agrumi, velocità, scatto.COME STUPIRE GLI AMICI
Quando qualcuno dice “è uno Chardonnay morbido”, rispondi:
“Affinato in barrique nuove o usate?”
È la stretta di mano segreta del club dei wine nerd.LA CHICCA FINALE
Barrique nuova = vaniglia, cocco, spezie.
Barrique usata = eleganza silenziosa.
L’equilibrio, nei grandi bianchi, è sempre una scelta.
Come scegliere Chardonnay al ristorante (senza pentirsi)
IL SEGRETO CHE NESSUNO DICE
Se sei indeciso, guarda se il produttore lavora anche il Pinot Nero.
I due vitigni condividono terroir, clima, attitudine.
Se il Pinot è buono, lo Chardonnay raramente delude.PERCHE’ FUNZIONA
Chi sa fare rossi fini, di solito fa bianchi intelligenti.La frase magica
“Avete uno Chardonnay con affinamento in legno francese ma non troppo marcato?”
Colpisce senza strafare.








