[Bottiglia #004] Champagne: i vitigni che quasi nessuno conosce (e un trucco per leggere il perlage)
Dalla degustazione AIS Lombardia, un sorso che vale il viaggio: lo Zéro Brut Nature di Tarlant. Vitigni rari, autenticità senza filtri… e una cantinetta che vale davvero la pena.
Ciao, sono Valeria Piazza. Sommelier AIS e la tua amica del vino.
Ogni settimana un vino scelto e messo alla prova. Con storie vere, consigli pratici e trucchi da sommelier.
Se ami il vino, sei nel posto giusto.
Illustrazione di @ioche.illustration, la mia amica che disegna la sua vita quotidiana. Seguitela su Instagram, merita.
CHAMPAGNE • Zéro Brut Nature — TARLANT
Degustazione AIS Lombardia. Sessant’anni di storia da festeggiare e sei etichette nel calice.
Tutte buone, ma solo una mi ha fatto dimenticare il freddo in sala: lo Zéro Brut Nature di Tarlant.
Non è uno Champagne che vuole piacere.
È uno Champagne che ha qualcosa da dire.
Racconta la storia perduta della Champagne e lo fa con una voce che resta impressa.
Oltre ai soliti noti (Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Meunier), la Maison Tarlant ha riportato in vita quattro vitigni rari dello Champagne, quasi scomparsi:
Arbane — finezza ed eleganza
Petit Meslier — mineralità pura
Pinot Blanc — rotondità
Fromenteau (Pinot Gris) — speziatura
Trovarli davvero in bottiglia, e non solo citati sul sito o sulla brochure, è un evento raro.
Il risultato? Uno Champagne artigianale, vibrante e stratificato, con un carattere che resta addosso.
Al calice
Naso: frutta secca, scorza d’arancia, note di pasticceria e agrumi.
Bocca: secca, cremosa, con equilibrio chirurgico tra freschezza e sapidità.
Finale: lunghissimo, ti resta in testa (e in bocca) per minuti.
Senza dosage, solo carattere.
Essere un Brut Nature significa zero zuccheri aggiunti: il vino si presenta nudo, senza maschere.
Pulizia cristallina, mineralità che sa di gesso e mare, bollicine finissime come seta liquida.
Tecnica maniacale: base 2020, con riserve perpetue che partono dal 1982.
Vigne di oltre cinquant’anni, fermentazione in barrique e almeno sei anni di affinamento sui lieviti.
Quarant’anni di memoria in ogni sorso.
Prezzo intorno ai 60 euro.
Champagne da intenditori, ma non per pochi. Per me vale ogni sorso.
I vitigni perduti dello Champagne: quando l'antico diventa avanguardia
LA COSA FIGA DA SAPERE
Oltre ai tre vitigni famosi (Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Meunier), il disciplinare Champagne ammette altri quattro vitigni quasi estinti: Arbane, Petit Meslier, Pinot Blanc e Fromenteau (Pinot Gris).PERCHE’ SONO SPARITI
Rese basse, difficili da coltivare, maturazione irregolare. Negli anni '50-'60 tutti li hanno abbandonati per vitigni più "commerciali". Solo Tarlant, Aubry e pochi altri li hanno conservati come tesori di famiglia.LE PERSONALITA’
Arbane (eleganza + acidità), Petit Meslier (mineralità pura), Pinot Blanc (rotondità), Fromenteau (speziatura). Ognuno porta qualcosa che i "big three" non possono dare.IL FUTURO E’ VINTAGE
Con il cambiamento climatico, questi vitigni "difficili" potrebbero tornare protagonisti. Chi li coltiva oggi sta facendo un investimento sulla diversità.
Come riconoscere uno Champagne di qualità: Il test delle bollicine (o perlage, se volete far colpo al tavolo).
Versa lo Champagne e guarda.
– Bolle grandi, veloci, disordinate? Livello base.
– Bollicine fini, lente, ordinate come un esercito? Alta scuola.PERCHE’?
Le bollicine piccole raccontano un segreto:
pressione gestita alla perfezione e lunghi mesi di affinamento sui lieviti.
Più tempo sui lieviti = bollicine più fini = più profondità = più piacere.BONUS TIP
Uno Champagne di livello non si spegne dopo due minuti nel calice.
Se lo fa, o non era un granché… o qualcuno lo ha aperto come se fosse una gazzosa.








